Natural Born Killers Recensione


Un pugno in faccia alla TV, al cinema, all’America.
Stone non dirige, ma crea un’orgia visiva.
Montaggio epilettico, formati che cambiano, dialoghi che ti entrano nella testa come una lancia: un flusso costante di immagini disturbanti e provocazioni. Una satira nera, nerissima, che trasforma due killer in celebrità, e la violenza in spettacolo.

Mickey e Mallory sono Bonnie & Clyde nel mondo post-MTV.
Non si tifa per loro, ma non li si dimentica.
È un film che fa male. Ma in quel dolore c’è lucidità. Quasi una profezia.

Pazzi? Forse. Ma il mondo intorno è molto peggio.

Mickey e Mallory sono due facce della stessa medaglia, una coppia che sfida la morte e la società, ma si perde nel mito di se stessa.

Tarantino, con la sua scrittura esplosiva, dà una voce affilata ai protagonisti, che sembrano usciti da un altro suo mondo, ma sono, al contempo, vittime di un sistema che li divora. La sceneggiatura è un turbine di parole e violenza, un’eco del suo approccio unico alla narrativa.

La colonna sonora, prodotta da Trent Reznor dei Nine Inch Nails, è una fusione eclettica che spazia dal rock abrasivo dei L7 e dei Lard, al grunge dei Jane’s Addiction, fino al rap di Dr. Dre e Snoop Dogg. Include anche brani di Patti Smith, Cowboy Junkies, Leonard Cohen e Peter Gabriel, con la partecipazione di Nusrat Fateh Ali Khan. Questa selezione musicale amplifica la natura selvaggia e violenta del film, diventando una parte integrante della sua identità.

Natural Born Killers non è solo un film, ma un atto di accusa contro l'America che si nutre di violenza e spettacolo, un mondo dove i mostri diventano eroi e gli eroi sono solo mostri.

Voto: 8.5/10

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